Cambio di vita per una migrante italiana a Barcellona

Intervista di Lucía San Antonio a Guendalina Troiani in cui racconta come ha trasformato la sua vita a Barcellona.

Guendalina Troiani

Da tecnica interculturale a formatrice in Neuro-soft skills e consulente aziendale, specializzata nel mentoring e nelle strategie di gruppo per aumentare la produttività attraverso le abilità personali.

Grazie ai suoi primi lavori come animatrice socio-culturale e nelle piccole e medie imprese, al suo stile di vita salutare, ai suoi trasferimenti in paesi stranieri e tanto altro ha ottenuto una grande abilità a lavorare con gruppi di persone professionali.

Ha rinunciato alla sua carriera in Italia specializzata nei problemi umanitari e nell’interculturalità per trasferirsi a Barcellona e scoprire il suo cammino.

Ha una vita piena di esperienze che l’hanno portata a creare, con passione, la sua professione sviluppando il suo proprio metodo “Human Revolution”.

Crede fermamente nell’importanza di esprimere la personalità innata secondo ciò che siamo realmente.

In cosa consiste la tua metodologia «Human Revolution»?

Human Revolution è una rivoluzione interiore che possiamo vivere per trasformare la nostra vita.

Si basa sul concetto che se vogliamo raggiungere un cambiamento nella società, ognuno di noi dovrà iniziare un cambiamento partendo da sé, perché non possiamo cambiare gli altri.

L’obiettivo è la crescita interiore, un cambiamento della nostra mentalità per identificare gli aspetti della propria vita che impediscono la piena espressione del nostro potenziale e la motivazione quotidiana per vivere come siamo realmente.

Un processo di cambiamento individuale è essenziale per migliorare la propria vita, l’ambiente dove lavoriamo e la società in cui viviamo.

Human Revolution

Come è nata l’idea?

 Human Revolution nasce dalla mia storia personale e professionale. Mi ha ispirato il mio cammino spirituale, lo sport e la vita salutare che seguo da circa 10 anni. Provengo dal mondo sociale, dalla cooperazione allo sviluppo internazionale; ho lavorato in settori che affrontano i problemi globali umanitari, dove c’è molta ingiustizia, sofferenza e infelicità. Trovare soluzioni grandi per problemi enormi risulta difficile, soprattutto perché i sistemi sono consolidati e credo che il punto sui cui è necessario soffermarci sia proprio qui.

Da un lato, dietro la società ci sono sempre le persone che le governano, e dall’altra, ci sono persone che si trovano a vivere in certe condizioni, spesso senza avere degli strumenti educativi sufficienti.

Le emozioni e la mentalità di tutte queste persone influiscono nei risultati economici del paese. Penso che, “per conseguire un cambiamento è necessario lavorare nei sistemi, e per cambiare i sistemi bisogna iniziare dalle persone”.

Possiamo fare lo stesso discorso nelle aziende dove ci sono sempre le persone che prendono le decisioni e che portano a risultati. Se i lavoratori crescono interiormente, conseguentemente, apportano una maggiore produttività nel proprio lavoro.

Ho cambiamento spesso differenti cammini e, addirittura, in un periodo della mia gioventù mi sono sentita completamente persa. La mia intenzione era sempre trovare qualcosa, una professione, che mi faceva sentire realizzata. Ho rinunciato ai miei primi studi universitari cambiando più volte la mia carriera…

Ho sempre lavorato e studiato parallelamente, e questo mi ha permesso di conoscere settori completamente differenti tra loro: internazionali, instituzionali, piccole e medie imprese dove lavoravo a contatto con il pubblico.

Sono sempre stata molto curiosa, sempre pronta a viaggiare e conoscere altre culture, motivo per cui mi sono trasferita per alcuni mesi anche in Inghilterra e negli USA.

interculturalità

 

La mia esperienza di vita mi ha aperto la mente positivamente potendomi relazionare con molte persone in situazioni differenti tra loro.

E sono sempre arrivata alla conclusione che i risultati di una famiglia, di una azienda o di un sistema dipendono dalle persone. Anche i nostri risultati dipendono da noi perché siamo i responsabili della nostra vita.

I processi di cambio interiore sono fondamentali per la nostra felicità e salute. Human Revolution è una metodologia che va più in là rispetto a quello che pensiamo che siamo e quello che possiamo fare realmente poiché comprende anche i fattori culturali e mediatici che influenzano il nostro modo di vivere e di ragionare.

Raccontami la tua storia e il perché ti sei trasferita a Barcellona.

Sono laureata in Mediazione Linguistica e ho conseguito una laurea specialistica in Relazioni Internazionali con indirizzo in Cooperazione allo sviluppo internazionale. Questi studi mi hanno appassionato ai problemi umanitari e al fatto che possiamo sempre fare qualcosa per il nostro mondo.

Ho iniziato la mia carriera professionale alla FAO (Food and Agriculture Organization), continuando alla WFO (World Farmer’s Organisation). Dopo ho lavorato come organizzatrice degli eventi per la raccolta fondi con Save the Children e UNHCR, e successivamente in una casa di accoglienza per rifugiati. Questa ultima esperienza mi ha fatto vivere da vicino storie di vita impressionanti.

Mi sono resa conto di come la società influisca nella nostra percezione e nei pregiudizi che avevo anche io. Si tratta di una questione molto delicata che richiede una spiegazione tecnica e molte riflessioni. Non difendo nessuno e non voglio essere di parte, solamente penso che il mondo abbia bisogno di gestire i conflitti e l’educazione sotto un altro punto di vista perché questo sistema presenta molti aspetti che hanno bisogno di essere rivisti. 

Ho dovuto chiedere le dimissioni in questo ultimo lavoro perché avevo vinto una borsa di studio Erasmus presso l’Università di Barcellona per un anno. Finiti tutti gli esami della laurea, ho sviluppato una tesi sperimentale sul Modello Barcellona Interculturale che mi ha aperto molto la visione sul potenziale che hanno i municipi per sviluppare delle strategie politiche sociali.

Ero abituata a Roma, la mia città natale, che considero la più bella del mondo ma caratterizzata da una gestione poco efficiente accumulata da molti anni.

Durante l’Erasmus mi sono innamorata di Barcellona perché mi sono identificata in molti fattori che Roma non ha, come per esempio la comodità dei mezzi pubblici, il mare in città, l’educazione civica dei cittadini, gli eventi sociali, la facilità per fare sport all’aria aperta e l’interculturalità.

Il modello politico interculturale richiede un cambiamento di mentalità da parte dei politici e dei cittadini e credo che sia una delle soluzioni per far funzionare meglio le città, aiutare le persone a crescere, ridurre lo stress e i conflitti nelle società. E’ un modello molto educativo per la mente umana.

Una delle mie passioni è sviluppare la mia creatività per ideare progetti, così, durante lo svolgimento della tesi ho presentato una proposta su come adattare alcune strategie del modello Barcellona per il Comune di Roma.

Successivamente, il coordinatore delle città interculturali italiane mi ha proposto di partecipare in uno dei suoi progetti sulla competenza culturale con il Consiglio d’Europa, come rappresentante di Roma.

La mia tesi universitaria viaggiava sulla stessa credenza di questo progetto poiché sosteneva che prima di sviluppare l’interculturalità è necessario aumentare la competenza culturale nelle persone. Ero molto lusingata di questa proposta, così ho accettato.

Questo progetto prevedeva l’incontro con un gruppo di esperti del Consiglio d’Europa ogni 3 mesi in una città europea per svolgere workshop sulle best practices dei Comuni.

Sono andata Bucarest dov’era pianificato il primo incontro. E’ stata un’esperienza molto bella e produttiva anche perché abbiamo partecipato all’evento del sindaco di Bucarest mentre dichiarava che la sua città aveva firmato per applicare il modello politico interculturale.

L’ultimo giorno però avevo capito che questa non era la mia strada, così dopo un mese di riflessioni decido di rinunciare al progetto e di tornare a vivere a Barcellona. Non avevo il coraggio di dirlo a nessuno anche perché stavo rinunciando a un progetto che mi piaceva molto per qualcosa che ancora non avevo chiaro ma sentivo che dovevo completare i miei studi.

Il secondo trasferimento a Barcellona non è stato facile anche perché ho dovuto ricominciare da 0 in un paese straniero stando lontano dalla mia famiglia e gli amici con cui sono cresciuta.

Ho avuto la fortuna di trovare un lavoro in un ristorante che mi permetteva di studiare durante il giorno, così ho partecipato al corso Antirumores per smentire i pregiudizi e attenuare la violenza e l’odio nella società con il Comune di Barcellona.

Successivamente, ho iniziato dei corsi di coaching e un corso di specialistica sul Disturbo di Deficit di attenzione e iperattività e poi ho studiato un Master in Programmazione Neurolinguistica e Intelligenza Emotiva.

Durante il primo anno di studi ho creato l’idea Human Revolution e al secondo anno la mia web iniziando a dare le prime sessioni di coaching. Solo al terzo anno, mi sono resa conto che mi sarebbe piaciuto maggiormente lavorare con i gruppi di persone per migliorare l’empatia, la produttività e l’efficacia personale.

 

Tutto questo processo non è stato facile ma sono felice della mia scelta, non mi sono mai pentita. Penso che il nostro cammino è infinito e che dobbiamo seguire la nostra intuizione e ciò che ci dice il cuore.

Guendalina Troiani

E’ stato facile diventare mentor e formatrice a Barcellona?

Come tutti i migranti lavorare in un paese straniero può comportare alcune complicazioni burocratiche all’inizio. Quando poi stavo studiando parlavo bene lo spagnolo ma non per insegnare in aula in un’altra lingua. Così, ho dovuto perfezionare molto il castellano e non ho mai potuto lavorare nelle aziende che richiedevano il catalano.

In realtà, è stata una sorpresa quella di diventare mentor e formatrice. In prima persona ho vissuto un processo di trasformazione interiore molto forte nella mia vita. Sono state le mie esperienze che hanno creato la mia identità professionale e spesso ho preso decisioni lasciando da un lato i fattori che mi creavano più resistenza.

Ho dovuto prendere un periodo di riflessione per decidere di lavorare come formatrice e ho lanciato la mia prima conferenza a Maggio 2019. Il risultato che ho ottenuto nella mia prima sessione di gruppo è stata la risposta che ho sempre cercato nella mia vita: sentirmi in uno stato di flow mentre lavoravo.

Lo stato di flow è quando esprimiamo il nostro massimo potenziale in modo naturale spendendo solo una piccola parte della nostra energia. Questo accade quando lavoriamo con passione e ci sentiamo volare. Io avuto questa sensazione fin dal primo momento capendo che il mio lavoro è la formazione, come se fossi nata per avere questa missione.

Guendalina Troiani

 

Dopo un mese ho iniziato a insegnare corsi di formazione di 30 ore sulla “Risoluzione dei conflitti” e “Neuroleadeship” in una azienda di formazione istituzionale dove anche io avevo studiato come alunna. Era uno uno dei miei sogni entrare in quella scuola di formazione.

Sono un’altra persona rispetto a quando vivevo in Italia. Ero una persona molto timida e avevo timore di parlare in pubblico ma la sicurezza che sento quando lavoro nella formazione mi fa dimenticare dei miei blocchi.

 

Inoltre, lavori con il metodo Benziger per identifica la dominanza celebrale. In cosa consiste questo metodo?

 Il metodo Benzger è una valutazione che identifica la nostra dominanza celebrale naturale e analizza se la personalità che esprimiamo è coerente con chi siamo realmente, secondo la nostra essenza innata. Misura come le emozioni degli ultimi 3 anni e 3 mesi hanno influenzato il nostro essere naturale. La valutazione Benziger genera un report dove possiamo scoprire i motivi per cui non riusciamo ad avanzare in alcuni aspetti della nostra vita individuando la nostra area più debole che tutti possediamo per la natura del cervello.

Essendo specializzata in tecniche di Neuro apprendimento posso scoprire insieme ai clienti quali sono le azioni e le strategie che si possono applicare per fortificare il loro talento naturale e migliorare i punti più deboli.

Che ruolo ha questa metodologia rispetto alle emozioni e alle persone?

 Ha un ruolo fondamentale perché con la valutazione Benziger possiamo scoprire il perché sovraccarichiamo il nostro cervello, quali sono le situazioni che ci creano maggiormente stress, ansia e depressioni o i fattori che non ci permettono di sentirci realizzati nella nostra vita. E’ un’ottima soluzione anche per chi ha il desiderio di migliorare e aumentare la propria sicurezza personale insieme all’autoconsapevolezza.

Secondo i dati dell’OMS, per lo meno 300 milioni di persone nel mondo soffrono di depressione, e secondo la rivista The Lancet Psychiatry lo stress e l’ansia saranno le malattie che colpiranno maggiormente le persone come conseguenza al Covid 19. In queste circostanze aggiungiamo che l’85% delle persone non si sentono soddisfatte del loro lavoro (sondaggio Gallup).

Benziger

La realizzazione professionale è importante anche per la nostra felicità. Quando lavoriamo in qualcosa che non si identifica con le nostre competenze naturali (la dominanza celebrale) potremo avere molte conseguenze negative a livello emotivo e salutare. In ogni caso, è importante apprendere delle risorse e strumenti per ridurre l’insoddisfazione personale o provenire l’ansia e la depressione.

E’ utile il Metodo Benziger nelle aziende?

 Si, molto. I risultati di una azienda dipendono sempre dalle persone in cui ci lavorano. Con la valutazione Benziger e altri tipi di strategie di consulenza posso capire come si può migliorare la produttività e il benessere delle persone. E’ importante valutare se i neuroleader hanno gli stessi stili di pensiero (la dominanza celebrale) per verificare se le loro prese di decisioni possono limitare i risultati del lavoro. Benziger è molto utile per il rendimento, e favorisce un miglioramento nel clima lavorativo.

Oltre alle aziende, chi può fare la valutazione Benziger?

Questo metodo è consigliato a tutte le persone e i professionisti che non sono soddisfatti e o che vogliono trovare lo stato di flow. Con la valutazione e la mia sessione del feedback 1 to 1 posso aiutare le persone a scoprire quali abitudini e azioni possono creare una nuova stabilità interiore e/o indicare quale cammino potrebbe aiutarli verso il proprio successo e realizzazione personale. Benziger può aiutare anche in un momento di cambio di vita indicando qual è la strada che più si adatta alla propria essenza naturale.

Il metodo Benziger può aiutare molto anche gli adolescenti per prendere una decisione sul loro futuro. Spesso si sentono persi quando vogliono scegliere cosa studiare all’università o quando vogliono capire cosa fare da grandi. Io ho vissuto questa esperienza e sarebbe stato molto utile per me fare la valutazione Benziger ai miei 18 anni di età.

           

Guendalina Troiani

Con questo mezzo possiamo salvare molti giovani dalla delinquenza, indecisioni o errori. Infatti, sento il forte desiderio di creare un progetto solo per gli adolescenti, nelle scuole, sfruttando tutte le comptenze che ho sviluppato durante la mia carriera.

Quali servizi offri alle aziende?

Attualmente offro diversi servizi che aiutano le aziende a migliorare la loro produttività e il benessere emotivo. Con il Covid 19, ho dovuto modificare tutti i miei servizi online per adattarmi alle nuove necessità che stiamo vivendo.  
 
I servizi che offro sono i seguenti:
  1. Consulenza + Sessione di mentoring 1 to 1 per la valutazione Benziger.
  2. Taller Plus con certificazione Benziger per CEO, Leader e Risorse umane. E’ un progetto che include la valutazione Benziger e una formazione di 3-4 ore sulle tecniche di auto controllo e l’armonia di gruppo.
  3. Webinar y Corsi presenziali e online sulle Neuroleadership, Brain training e Risoluzione dei conflitti.

Guendy, abbiamo parlato in differenti occasioni sui benefici che si possono trarre quando siamo circondati da un intorno armonioso. Quali consigli vorresti dare?

 Si, l’intorno è un fattore fondamentale. Il cervello non è un organo statico ma in continua evoluzione. Questo significa che le esperienze che viviamo possono modellare il nostro cervello e un ambiente negativo potrebbe non aiutarci a esprimere il massimo potenziale. Per questa ragione è fondamentale curare il nostro intorno e vivere stimoli positivi quotidianamente. 

C’è una grande differenza tra vivere influenzati per lo stress e vivere gestendo lo stress. Penso che il fattore più importante è scegliere come vogliamo vivere senza lasciare che il nostro stato emotivo sia influenzato dalle pressioni dell’intorno.

Guendalina