Cos’è l’interculturalità: informazioni utili

interculturalità

Cosa significa interculturalità?

Il termine interculturalità significa avere un’interazione positiva con una persona di differente origine culturale traendo un arricchimento reciproco.

Il fenomeno della migrazione è in continua evoluzione e quando si produce un processo di formazione sociale rapido e intenso, come quello della migrazione è importante, però, che i differenti attori politici e sociali rispondano a questi cambiamenti in maniera efficace.

In questo articolo spiegherò cos’è l’interculturalità e l’importanza dell’integrazione umana per la nostra società.

La convivenza con la diversità

Ogni giorno ci relazioniamo con persone di origine differenti. Anche quando siamo soli, nella nostra casa, senza renderci conto, entriamo in contatto con altre culture. Indossiamo, per esempio, vestiti provenienti dall’estero o scriviamo con il nostro computer costruito in un altro paese. Il mondo non può vivere senza le culture perché sono le culture che hanno creato e formato il mondo.

La convivenza con la diversità è un arricchimento per la società ma se non è ben gestita può portare molti disagi.

Esistono diversi modelli d’integrazione che si possono sviluppare nelle politiche municipali. Vediamo quali sono i principali modelli che si sono sviluppati fino a oggi in Europa. 

Per primo, possiamo parlare del modello segregazionista tedesco in cui si prevede una separazione degli immigrati all’interno del contesto sociale, in quanto “sono considerati ospiti temporanei, perché dovranno lasciare il Paese, una volta terminato il periodo lavorativo”.

Poi abbiamo il modello assimilazionista francese, che si fonda sulla convinzione che gli immigrati decidano, volontariamente, di abbandonare la propria cultura per integrarsi nella nuova società.

Il modello multiculturalista inglese, invece, è quello più diffuso e si basa sull’uguaglianza delle opportunità e sul riconoscimento della diversità.

Questi tre modelli classici sono considerati in “crisi” e sono superati da un modello politico più moderno: l’interculturalità.

Il modello politico interculturale è l’unico che prevede strategie politiche mirate all’armonia tra i gruppi di differenti culture. Il modello d’integrazione interculturale si basa sul principio di uguaglianza, sul riconoscimento della diversità e sull’interazione positiva.

Accogliere le persone straniere senza una politica d’integrazione interculturale, però, può comportare molti conflitti sociali.

I fattori che limitano la convivenza derivano anche dalla non conoscenza delle altre culture, dagli stereotipi, dai pregiudizi e dalle abitudini differenti delle persone straniere.

Combattere tutti i fattori negativi che possono contribuire all’esclusione, alla sfiducia e al conflitto sociale può aumentare la sicurezza del paese stesso.

Non immaginiamo il processo che i migranti vivono e il tipo d’integrazione che affrontano. Non conosciamo il loro modo di pensare e i loro comportamenti culturali, come loro non conoscono i nostri.

La persona immigrata non deve rinunciare alla sua identità e tanto meno alla sua cultura per sentirsi integrato nella società. E ugualmente, il paese ospitante non deve rinunciare alle proprie usanze culturali per far sentire a proprio agio le persone straniere. Lo scopo interculturale è l’arricchimento reciproco.

I paesi ospitanti devono assolutamente mantenere tutte le tradizione locali e trasmetterle alle persone straniere in modo che possono rispettarla e trarne i vantaggi culturali.  

Il rispetto è un pilastro fondamentale dell’interculturalità.

Cos'è l'interculturalità

L’interculturalità può esistere in qualsiasi contesto dove avviene una relazione positiva tra persone di origine differente.

Qualsiasi tipo d’integrazione può essere interculturale, persino quando una persona compra in un negozio di pakistani perché si instaura un’interazione commerciale.

Secondo l’interculturalità tutte le culture sono uguali. Anche se abbiamo una preferenza per la nostra cultura è importante partire da questo concetto.

L’etnocentrismo, invece, evidenzia la tendenza a giudicare le altre culture prendendo la propria come punto di riferimento ideale e come punto di riferimento di analisi.

La maggior parte delle persone credono che la categoria della propria cultura sia valida in assoluto anche se in realtà, non esiste superiorità o inferiorità nelle culture. Bisognerebbe percepirle come un fattore di arricchimento personale.

Etnocentrismo…

“Quando si parla d’interculturalità non si intende una relazione tra le culture perché è un qualcosa che non si può relazionare.

Sono sempre le persone di culture diverse che si relazionano e tutte le culture sono sempre in un processo di trasformazione permanente.

Quando ci confrontiamo con un’altra persona, possiamo credere che siamo migliori ma questo non porta nessun vantaggio. E’ fondamentale capire il diritto della differenza sia tra esseri umani che tra le culture.

L’etnocentrismo è quando pensiamo che la nostra cultura sia migliore e cerchiamo di mantenerla così per evitare che sparisca. 

Per questa ragione è importante considerare le culture allo stesso livello anche se preferiamo la nostra.

Le culture non sono positive o negative, sono solo differenti.

La cultura dove siamo cresciuti dà senso alla nostra esistenza, a quello che siamo, a quello che ci circonda e a tutto quello che non possiamo spiegare e conoscere.

La competenza culturale

Oggi giorno, è fondamentale essere più competenti culturalmente. Per affrontare questo cambiamento socioculturale è importante sviluppare delle strategie politiche municipali e dei progetti educativi che mirano a creare più ordine, più competenze e più sicurezza nella società.

Quando mi sono trasferita a Barcellona ho notato come le politiche erano strategicamente competenti a creare un impatto positivo sull’interculturalità e ho studiato il percorso che ha portato Barcellona a essere il modello europeo di riferimento europeo sull’interculturalità.

Il Comune di Barcellona promuove, infatti, da diversi anni delle politiche dedicate allo sviluppo dell’interazione e del dialogo interculturale. Nel 1997, tracciò un piano municipale, per attenuare l’impatto degli stranieri presenti nella città, che costituivano solo il 2% della popolazione. In seguito adottò una strategia interculturale nei programmi scolastici e nell’ambito dei piani educativi e, nel 2002, attivò un servizio di mediazione interculturale. Inoltre, quando la Commissione Europea dichiarò il 2008 “l’anno europeo del Dialogo Interculturale”, il Comune di Barcellona sviluppò un Programma per il Dialogo Interculturale, articolato in 100 attività, per facilitare la convivenza tra i lavoratori migranti. Infine, grazie al consenso di tutti i partiti politici, fu attivato un piano di lavoro sull’immigrazione 2008-2011, per garantire la loro piena integrazione. Successivamente, il Comune di Barcellona attuò nel 2009, un processo di elaborazione del piano interculturale partendo da una domanda: “Come vogliamo convivere con la diversità?” La metodologia scelta è stata sviluppata in varie fasi e le risposte più comuni hanno permesso di capire che la non conoscenza delle altre culture, i pregiudizi e le abitudini diverse non favoriscono l’accettazione del cambiamento sociale. Come conseguenza della valutazione e analisi dei risultati elaborati del Piano, si è arrivati alla conclusione che l’interazione doveva collocarsi al centro della strategia interculturale, ponendo il focus sugli aspetti comuni. Era necessario, quindi, disegnare un piano di lavoro che aiutasse a consolidare una strategia di sensibilizzazione per favorire la convivenza tra i cittadini.

Perché è importante sviluppare l'interculturalità

L’interculturalità gestisce la diversità come opportunità e fonte d’innovazione. Per godere dei benefici dell’interculturalità, però, è necessario che la politica disegni una strategia perché l’esistenza della diversità non implica l’interculturalità.

I motivi per i quali si decide di scommettere su una strategia, che parta dal focus interculturale, sono differenti.

L’immigrazione irregolare, la poca attenzione riguardo l’integrazione e la gestione poco efficiente sono elementi che ostacolano l’integrazione e peggiorano la vita di tutti i cittadini.

pregiudizi costituiscono un fattore molto influente nelle idee delle persone. Hanno un peso rilevante nelle scelte che compiamo quotidianamente.

Un ruolo dalla potenza incisiva, che tratta i temi migratori, è svolto dai mezzi di comunicazione di massa che, spesso, hanno deformato le informazioni, fomentando manifestazioni discriminatorie e xenofobe. Se le false informazioni sono costantemente diffuse, al ripetersi, si trasformano in verità.

Nella mia tesi universitaria sul modello Barcellona e l’interculturalità, ho concluso che a Roma non sarebbe molto funzionante adattare il modello Barcellona perché prima sarebbe necessario aumentare la competenza culturale nel paese e nei municipi. Soprattutto in una città come Roma può essere più utile una strategia municipale sull’aumento delle competenze formative che migliorano la sensibilizzazione e i processi organizzativi e comunicativi.

Dai miei studi ho compreso che Barcellona è un modello vincente per la sua metodologia partecipativa che ha trovato soluzioni adatte alle sue necessità.

Roma, come l’Italia, ha esigenze diverse per cui si potrebbe applicare la stessa metodologia partecipativa che aiuterre a lavorare le problematiche locali in modo più consapevole e responsabile.

Nella mentalità culturale italiana, per esempio, la formazione sulle competenze non è molto considerata come in Spagna o in altri paesi ma è una delle soluzioni che può far crescere più rapidamente le persone perché un paese cambia sempre quando cambiano le persone.

Una formazione sulla competenza culturale mira a:

  • Riflettere sulle proprie credenze e abitudini culturali che possono portare ad avere sempre gli stessi risultati
  • Comprendere come funzionano i valori culturali nei nostri comportamenti
  • Capire come influiscono i pregiudizi e stereotipi nelle nostre scelte e decisioni (non solo tra persone di differenti culture)
  • Comprendere e gestire il conflitto
  • Migliorare la comunicazione e l’integrazione sociale
  • Aumentare il rendimento del lavoro e il problem solving

In Italia, la situazione attuale è abbastanza allarmante. Si sarebbero dovuti implementare dei progetti miranti a una gestione coordinata, progetti sociali di sensibilizzazione e diffusione delle informazioni da parte di fonti accertate.

Essere competenti culturalmente significa ampliare la propia mente, educarsi a favore dell’integrazione umana.  L’interculturalità, infatti, analizza e trova le soluzioni ai problemi della società non solo in termini d’integrazione. Un modello politico a favore della competenza culturale, infatti, può soddisfare le necessità dei cittadini e ridurre lo stress.

L'interculturalità per la prevenzione

Un rifiuto generalizzato verso la migrazione potrebbe favorire lo sviluppo di correnti estremiste e forti disordini sociali (come quelli che esistono attualmente).

Quando una persona si sente giudicata potrebbe non esprimere il proprio potenziale. Per nostra natura, un bisogno basico è quello di sentirci appartenere a un gruppo. Nei casi in cui le persone non riescono a identificarsi con un gruppo potrebbero verificarsi varie conseguenze. Sentirsi accettati è un bisogno primario, non sottovalutiamo mai questo aspetto.

La maggior parte delle volte non agiamo secondo chi siamo ma secondo come ci sentiamo. Le persone che convivono con uno stress psicologico hanno sicuramente maggiori difficoltà a controllarsi in ogni momento. 

Il Comune di Barcellona offre continuamente ai suoi cittadini dei programmi educativi per l’integrazione, anche lavorativa.

Io stessa, ho lavorato presso Barcelona Activa in un progetto dedicato alle persone maggiori di 40 anni disoccupate per aiutarli nell’inserimento lavorativo. In questo gruppo partecipavano sia persone catalane sia migranti in situazione regolare.

Un basso livello di autostima dovuto alla perdita di un lavoro può limitare la ricerca di una soluzione. Un programma educativo di questo genere ha offerto una formazione per migliorare le competenze sia tecniche che trasversali delle persone disoccupate. Inoltre, io insieme a una squadra di coach li abbiamo seguiti in un percorso individuale fino all’inserimento lavorativo.

L’integrazione interculturale comprende anche a questo genere di progetti.

Il modello Barcellona, nella sua prima fase di costruzione, ha analizzato tutti gli elementi su cui era necessario lavorare, soprattutto grazie al coinvolgimento dei cittadini e alla predisposizione delle forze politiche.

Dall’analisi emersa in questo studio posso confermare che il modello Barcellona è diventato un punto di riferimento a livello europeo grazie ai suoi piani municipali presenti da oltre 20 anni, caratterizzati dalle attenzioni verso ogni cittadino. Di fatto, in occasione delle Olimpiadi del ’92, il Comune di Barcellona ha ridisegnato la cartina interna della città per poter ricevere e coordinare al meglio questo evento. Dal 1997 hanno poi continuato a sviluppare delle strategie politiche municipali per poter godere di un’alta qualità di vita e rispondere alle esigenze di tutte le persone. Negli ultimi vent’anni hanno costantemente sviluppato dei piani organizzativi della città grazie ai quali è aumentato anche il flusso del turismo e migliorato il funzionamento dei mezzi di trasporto. Qualsiasi servizio offerto dalla città catalana è sempre coordinato da una strategia ben definita nei dettagli.

Vorrei evidenziare, infine, l’importanza della formazione sullo sviluppo personale, imprenditoriale e interculturale a cui si dedica Barcellona. Sono presenti, infatti, diversi Centri di formazione considerati Best Practice a livello mondiale che svolgono dei corsi per tutte le persone, anche per stranieri in situazione regolare, orientati alla crescita personale e collettiva, e allo sviluppo di progetti imprenditoriali. Ogni anno la Generalitat della Catalogna offre indicazioni specifiche alle Biblioteche comunali e ai Centri di formazione convenzionati per rispondere alle necessità dei cittadini con programmi di formazione.

I risultati che vogliamo ottenere dipendono soprattutto dalla capacità che abbiamo di gestire le nostre risorse e ritengo che sia un punto base per essere più competenti e sentirci integrati nella società in cui viviamo.

Per avere più controllo è importante iniziare un lavoro che risponda alle esigenze dei cittadini sviluppando delle formazioni sulla competenza culturale e dei progetti strategici per attenuare e prevenire i conflitti sociali.

Queste strategie, nelle scuole, permettono anche di lavorare la prevenzione del bullismo e la violenza di genere.

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Sono l’autrice del saggio politico “Il Modello Barcellona e la sfida interculturale” del Libro L’accoglienza delle persone migranti, a cura della giornalista Tiziana Grassi.

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